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Tempi difficili e l'insegnamento di Gobetti

2026-09-09 21:33

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Note a margine - La rubrica di Marco Travaglini,

Tempi difficili e l'insegnamento di Gobetti

Mala tempora currunt. Sì, corrono brutti tempi ma se ne preparano di peggiori se non cresce una forte mobilitazione e vigilanza democratica e antifasc

Mala tempora currunt. Sì, corrono brutti tempi ma se ne preparano di peggiori se non cresce una forte mobilitazione e vigilanza democratica e antifascista. Si inasprisce il clima di intolleranza, si esalta la violenza come nel caso del gioielliere che ha ucciso i rapinatori, si moltiplicano le pulsioni divisive e populiste, si propone un cambio radicale delle regole ( come una legge elettorale che di fatto è l'elezione diretta del presidente del Consiglio e la spaccatura in due del Paese tra i pro e i contro ). Si sta aprendo una prospettiva, soprattutto di questi tempi, assai pericolosa ponendo i tasselli d'un regime politico diverso da quello costituzionale vigente. Esagero? Basta guardare alla rincorsa a chi è più di destra avviatasi con l’entrata in scena di un personaggio come Vannacci al quale va riconosciuto che su un punto ha ragione: il fascismo prese il potere nel rispetto delle leggi e a lungo governò nel rispetto formale delle norme in vigore. E questo deve metterci ancora di più in guardia perché dimostra che i regimi autoritari si possono instaurare anche nel formale rispetto della legalità. Ecco perché l'antifascismo non è qualcosa di vecchio o stantio ma il valore fondante e non negoziabile della Repubblica e della Costituzione italiana. Ma cosa vuol dire praticarlo nel presente? L’antifascismo, per noi, è un valore condiviso, al di sopra delle parti, perché da esso derivano la nostra democrazia e le nostre libertà. È un valore perché scegliamo ogni giorno di non rimanere indifferenti davanti alle ingiustizie e alle disuguaglianze, perché crediamo che la via complessa della democrazia sia la strada maestra segnata dalla nostra Costituzione repubblicana dove la partecipazione e il dialogo costituiscono la vera forza di un popolo. Coltiviamo e sviluppiamo la cultura della non violenza e della pace come strumenti necessari per la trasformazione dei conflitti nella convivenza delle differenze, e di vincere la paura e i pregiudizi. Essere antifascisti oggi richiede di tradurre questi principi in un atteggiamento che metta in discussione lo stato delle cose e reagisca alla rassegnazione. Una postura civile che nasce dalla consapevolezza che la pace non sia mai scontata e che la libertà richieda una manutenzione costante. E un forte impegno.  Piero Gobetti ( morì a 24 anni il 16 febbraio di cent’anni fa per le conseguenze dei feroci pestaggi dei fascisti torinesi ) considerava il fascismo come l'espressione massima dei difetti storici italiani., “l’autobiografia della nazione”.  Per lui il fascismo rappresentava non solo una dittatura, ma un costume culturale fondato sull'acquiescenza e sul conformismo della società e per combatterlo si rendeva necessaria una rivoluzione culturale e morale capace di sradicare vizi antichi come il trasformismo, lo spirito cortigiano, la tendenza al compromesso. Gobetti chiamava alla mobilitazione «per restare politici nel tramonto della politica»: un invito profetico la cui eco risuona ancora oggi terribilmente attuale.

 

Marco Travaglini

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