Sono trascorsi 80 anni dal primo voto femminile in Italia: il 10 marzo del 1946, per la prima volta, le donne italiane che avevano compiuto 21 anni poterono recarsi alle urne. Così, dopo la liberazione dal nazifascismo e la fine della guerra, le donne ottenevano finalmente il diritto di essere protagoniste a pieno titolo della vita politica e sociale del nostro paese. Una successione di cinque domeniche (10, 17, 24, 31 marzo e 7 aprile 1946) compose la prima tornata amministrativa dell’Italia liberata. La seconda avvenne qualche mese dopo, tra ottobre e novembre. In mezzo ai due appuntamenti di carattere amministrativo, il referendum del 2 giugno con la scelta tra monarchia e repubblica e la contestuale elezione dell’assemblea costituente. Per la prima volta le donne poterono votare ed essere votate: 21 donne, tra cui tre piemontesi - Teresa Noce, Angiola Minella e Rita Montagnana - vennero elette all’Assemblea Costituente. Le cronache locali raccontarono così quel “nuovo inizio”: “..le donne sono state la grande novità di queste elezioni: popolane e signore, vecchie e giovani, sole o in compagnia. Parecchie mogli hanno potuto dividere con il marito l’attesa e poi l’emozione del voto; si sono viste giungere intere famiglie, magari divise nei pareri ma a braccetto. Anzi l’elemento femminile è accorso per primo davanti alle sezioni. Molte donne uscite dalle chiese dopo la prima Messa si sono recate subito a votare per poter tornare a casa ad accudire alle faccende domestiche..”. Si trattava di un primo passo, ottenuto grazie al ruolo fondamentale svolto da moltissime donne durante la Resistenza e che avrebbe poi trovato formale riconoscimento nella Costituzione promulgata nel 1948, di un lungo e faticoso percorso di emancipazione segnato da molteplici tappe , e che per molti versi ancor oggi non è concluso. A ottant’anni di distanza, in un paese e in una società profondamente diversi ma ancora debitori delle lotte e delle conquiste di allora, è necessario ricordare le vicende e le protagoniste di quella indimenticabile stagione della democrazia.
Marco Travaglini

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